Il Palazzo delle Esposizioni di Faenza si configura come un grande complesso architettonico che sorge lungo Corso Giuseppe Mazzini, uno degli assi viari più importanti del centro storico della città. Si sviluppa lungo la direttrice N-S ed insiste su un’area rettangolare di circa 5.400 mq. L’edificio, divenuto proprietà del Comune di Faenza negli anni ‘60, si caratterizza principalmente per un volume formato da un corpo a “C” di due piani fuori terra collegati all’estremità da un loggiato. Il loggiato che collega le due ali dell’edificio genera due corti: una minore e una maggiore. Quella minore, a partire dagli anni’80, è stata interessata dal progetto di ampliamento dell’architetto Filippo Monti che ha portato all’addizione di una grande copertura iconica di forma romboidale.

Il progetto di recupero e ristrutturazione del Palazzo delle Esposizioni, ha come obiettivo principale la restituzione di uno spazio urbano alla collettività attraverso strategie inclusive e rigenerative, finalizzate allo sviluppo di servizi sociali e culturali. L’intervento sul complesso architettonico passa attraverso il riappropriarsi di un luogo a lungo percepito come separato dal contesto, oggi visitabile saltuariamente e parzialmente degradato, moltiplicandone le connessioni con l’intorno e progettando nuovi sistemi di collegamento.

Il progetto nasce dall’approfondimento di tre importanti tematiche: l’edificio come fabbrica urbana all’interno del contesto cittadino, l’edificio frutto delle stratificazioni avvenute nel corso degli anni e l’edificio come organismo con nuove esigenze funzionali, tecnologiche e materiche.

Il Palazzo delle Esposizioni di Faenza si configura come un grande complesso architettonico che sorge lungo Corso Giuseppe Mazzini, uno degli assi viari più importanti del centro storico della città. Si sviluppa lungo la direttrice N-S ed insiste su un’area rettangolare di circa 5.400 mq. L’edificio, divenuto proprietà del Comune di Faenza negli anni ‘60, si caratterizza principalmente per un volume formato da un corpo a “C” di due piani fuori terra collegati all’estremità da un loggiato. Il loggiato che collega le due ali dell’edificio genera due corti: una minore e una maggiore. Quella minore, a partire dagli anni’80, è stata interessata dal progetto di ampliamento dell’architetto Filippo Monti che ha portato all’addizione di una grande copertura iconica di forma romboidale.

Il progetto di recupero e ristrutturazione del Palazzo delle Esposizioni, ha come obiettivo principale la restituzione di uno spazio urbano alla collettività attraverso strategie inclusive e rigenerative, finalizzate allo sviluppo di servizi sociali e culturali. L’intervento sul complesso architettonico passa attraverso il riappropriarsi di un luogo a lungo percepito come separato dal contesto, oggi visitabile saltuariamente e parzialmente degradato, moltiplicandone le connessioni con l’intorno e progettando nuovi sistemi di collegamento.

Il progetto nasce dall’approfondimento di tre importanti tematiche: l’edificio come fabbrica urbana all’interno del contesto cittadino, l’edificio frutto delle stratificazioni avvenute nel corso degli anni e l’edificio come organismo con nuove esigenze funzionali, tecnologiche e materiche.

Una nuova accessibilità è introdotta con l’apertura di varchi al piano terra e con la formazione di percorsi interni e porticati pedonali per inneschi spaziali, connessioni urbane e sociali: si fruisce maggiormente dello spazio pubblico esistente, sia coperto che scoperto grazie alla permeabilità fisicamente realizzata. L’isolato diventa un’area facilmente attraversabile secondo differenti direzioni e logiche. La corte interna vive durante tutta la giornata, aperta ai cittadini, come luogo di incontro, piazza per scambi, esposizioni ed eventi.  

Aumentano anche le connessioni verticali grazie all’installazione di ascensori, rampe e nuove scale che risolvono il tema dei dislivelli presenti e del superamento delle barriere architettoniche. Queste nuove addizioni proposte nel progetto si presentano come elementi indipendenti che creano un legame tra l’edificio, l’oggetto e la città e hanno la funzione di ridefinire la circolarità dei flussi. La scala scenografica della corte maggiore, ad esempio, che integra gradonate e sistemi di seduta, rappresenta un nuovo collegamento verticale e si presenta allo stesso tempo come un podio dal quale è possibile assistere ad eventi ed esposizioni all’aperto. I materiali utilizzati per questi interventi, puntuali e localizzati, sono il metallo e il vetro con elementi visibili che si integrano con la stratificazione che caratterizza l’edificio stesso.

Una nuova accessibilità è introdotta con l’apertura di varchi al piano terra e con la formazione di percorsi interni e porticati pedonali per inneschi spaziali, connessioni urbane e sociali: si fruisce maggiormente dello spazio pubblico esistente, sia coperto che scoperto grazie alla permeabilità fisicamente realizzata. L’isolato diventa un’area facilmente attraversabile secondo differenti direzioni e logiche. La corte interna vive durante tutta la giornata, aperta ai cittadini, come luogo di incontro, piazza per scambi, esposizioni ed eventi.  

Aumentano anche le connessioni verticali grazie all’installazione di ascensori, rampe e nuove scale che risolvono il tema dei dislivelli presenti e del superamento delle barriere architettoniche. Queste nuove addizioni proposte nel progetto si presentano come elementi indipendenti che creano un legame tra l’edificio, l’oggetto e la città e hanno la funzione di ridefinire la circolarità dei flussi. La scala scenografica della corte maggiore, ad esempio, che integra gradonate e sistemi di seduta, rappresenta un nuovo collegamento verticale e si presenta allo stesso tempo come un podio dal quale è possibile assistere ad eventi ed esposizioni all’aperto. I materiali utilizzati per questi interventi, puntuali e localizzati, sono il metallo e il vetro con elementi visibili che si integrano con la stratificazione che caratterizza l’edificio stesso.

Dal punto di vista funzionale il piano primo sarà sede della parte espositiva, polifunzionale e dedicata agli eventi fieristici della città: una destinazione in coerente continuità (e potenziamento) di quella attuale, oggi poco valorizzata. Al piano terra un mix di attenta pluri-funzionalità ed attrattività, avente al centro l’individuo e le sue relazioni: gli spazi interni ospitano le sedi di associazioni di categoria di aiuto alle persone disabili, luoghi di incontro e ascolto, piccoli esercizi commerciali e pubblici esercizi, oltre spazi sociali polivalenti.

Un’attenta analisi progettuale è stata inoltre dedicata a promuovere il recupero conservativo dell’involucro edilizio originale attuato principalmente su intonaci, pavimentazioni e tinteggiature unito alla riorganizzazione dei fronti interni dove, l’apertura di archi tamponati e la definizione di nuove vetrine, ha regalato una nuova immagine alle corti.

L’intero progetto mira ad elevare la sostenibilità, l’attrattività dell’edificio e la flessibilità degli usi in modo da renderlo una risorsa per l’intera collettività.

Dal punto di vista funzionale il piano primo sarà sede della parte espositiva, polifunzionale e dedicata agli eventi fieristici della città: una destinazione in coerente continuità (e potenziamento) di quella attuale, oggi poco valorizzata. Al piano terra un mix di attenta pluri-funzionalità ed attrattività, avente al centro l’individuo e le sue relazioni: gli spazi interni ospitano le sedi di associazioni di categoria di aiuto alle persone disabili, luoghi di incontro e ascolto, piccoli esercizi commerciali e pubblici esercizi, oltre spazi sociali polivalenti.

Un’attenta analisi progettuale è stata inoltre dedicata a promuovere il recupero conservativo dell’involucro edilizio originale attuato principalmente su intonaci, pavimentazioni e tinteggiature unito alla riorganizzazione dei fronti interni dove, l’apertura di archi tamponati e la definizione di nuove vetrine, ha regalato una nuova immagine alle corti.

L’intero progetto mira ad elevare la sostenibilità, l’attrattività dell’edificio e la flessibilità degli usi in modo da renderlo una risorsa per l’intera collettività.

Il Palazzo delle Esposizioni di Faenza si configura come un grande complesso architettonico che sorge lungo Corso Giuseppe Mazzini, uno degli assi viari più importanti del centro storico della città. Si sviluppa lungo la direttrice N-S ed insiste su un’area rettangolare di circa 5.400 mq. L’edificio, divenuto proprietà del Comune di Faenza negli anni ‘60, si caratterizza principalmente per un volume formato da un corpo a “C” di due piani fuori terra collegati all’estremità da un loggiato. Il loggiato che collega le due ali dell’edificio genera due corti: una minore e una maggiore. Quella minore, a partire dagli anni’80, è stata interessata dal progetto di ampliamento dell’architetto Filippo Monti che ha portato all’addizione di una grande copertura iconica di forma romboidale.

Il progetto di recupero e ristrutturazione del Palazzo delle Esposizioni, ha come obiettivo principale la restituzione di uno spazio urbano alla collettività attraverso strategie inclusive e rigenerative, finalizzate allo sviluppo di servizi sociali e culturali. L’intervento sul complesso architettonico passa attraverso il riappropriarsi di un luogo a lungo percepito come separato dal contesto, oggi visitabile saltuariamente e parzialmente degradato, moltiplicandone le connessioni con l’intorno e progettando nuovi sistemi di collegamento.

Il progetto nasce dall’approfondimento di tre importanti tematiche: l’edificio come fabbrica urbana all’interno del contesto cittadino, l’edificio frutto delle stratificazioni avvenute nel corso degli anni e l’edificio come organismo con nuove esigenze funzionali, tecnologiche e materiche.

Il Palazzo delle Esposizioni di Faenza si configura come un grande complesso architettonico che sorge lungo Corso Giuseppe Mazzini, uno degli assi viari più importanti del centro storico della città. Si sviluppa lungo la direttrice N-S ed insiste su un’area rettangolare di circa 5.400 mq. L’edificio, divenuto proprietà del Comune di Faenza negli anni ‘60, si caratterizza principalmente per un volume formato da un corpo a “C” di due piani fuori terra collegati all’estremità da un loggiato. Il loggiato che collega le due ali dell’edificio genera due corti: una minore e una maggiore. Quella minore, a partire dagli anni’80, è stata interessata dal progetto di ampliamento dell’architetto Filippo Monti che ha portato all’addizione di una grande copertura iconica di forma romboidale.

Il progetto di recupero e ristrutturazione del Palazzo delle Esposizioni, ha come obiettivo principale la restituzione di uno spazio urbano alla collettività attraverso strategie inclusive e rigenerative, finalizzate allo sviluppo di servizi sociali e culturali. L’intervento sul complesso architettonico passa attraverso il riappropriarsi di un luogo a lungo percepito come separato dal contesto, oggi visitabile saltuariamente e parzialmente degradato, moltiplicandone le connessioni con l’intorno e progettando nuovi sistemi di collegamento.

Il progetto nasce dall’approfondimento di tre importanti tematiche: l’edificio come fabbrica urbana all’interno del contesto cittadino, l’edificio frutto delle stratificazioni avvenute nel corso degli anni e l’edificio come organismo con nuove esigenze funzionali, tecnologiche e materiche.

Una nuova accessibilità è introdotta con l’apertura di varchi al piano terra e con la formazione di percorsi interni e porticati pedonali per inneschi spaziali, connessioni urbane e sociali: si fruisce maggiormente dello spazio pubblico esistente, sia coperto che scoperto grazie alla permeabilità fisicamente realizzata. L’isolato diventa un’area facilmente attraversabile secondo differenti direzioni e logiche. La corte interna vive durante tutta la giornata, aperta ai cittadini, come luogo di incontro, piazza per scambi, esposizioni ed eventi.  

Aumentano anche le connessioni verticali grazie all’installazione di ascensori, rampe e nuove scale che risolvono il tema dei dislivelli presenti e del superamento delle barriere architettoniche. Queste nuove addizioni proposte nel progetto si presentano come elementi indipendenti che creano un legame tra l’edificio, l’oggetto e la città e hanno la funzione di ridefinire la circolarità dei flussi. La scala scenografica della corte maggiore, ad esempio, che integra gradonate e sistemi di seduta, rappresenta un nuovo collegamento verticale e si presenta allo stesso tempo come un podio dal quale è possibile assistere ad eventi ed esposizioni all’aperto. I materiali utilizzati per questi interventi, puntuali e localizzati, sono il metallo e il vetro con elementi visibili che si integrano con la stratificazione che caratterizza l’edificio stesso.

Dal punto di vista funzionale il piano primo sarà sede della parte espositiva, polifunzionale e dedicata agli eventi fieristici della città: una destinazione in coerente continuità (e potenziamento) di quella attuale, oggi poco valorizzata. Al piano terra un mix di attenta pluri-funzionalità ed attrattività, avente al centro l’individuo e le sue relazioni: gli spazi interni ospitano le sedi di associazioni di categoria di aiuto alle persone disabili, luoghi di incontro e ascolto, piccoli esercizi commerciali e pubblici esercizi, oltre spazi sociali polivalenti.

Un’attenta analisi progettuale è stata inoltre dedicata a promuovere il recupero conservativo dell’involucro edilizio originale attuato principalmente su intonaci, pavimentazioni e tinteggiature unito alla riorganizzazione dei fronti interni dove, l’apertura di archi tamponati e la definizione di nuove vetrine, ha regalato una nuova immagine alle corti.

L’intero progetto mira ad elevare la sostenibilità, l’attrattività dell’edificio e la flessibilità degli usi in modo da renderlo una risorsa per l’intera collettività.

Dal punto di vista funzionale il piano primo sarà sede della parte espositiva, polifunzionale e dedicata agli eventi fieristici della città: una destinazione in coerente continuità (e potenziamento) di quella attuale, oggi poco valorizzata. Al piano terra un mix di attenta pluri-funzionalità ed attrattività, avente al centro l’individuo e le sue relazioni: gli spazi interni ospitano le sedi di associazioni di categoria di aiuto alle persone disabili, luoghi di incontro e ascolto, piccoli esercizi commerciali e pubblici esercizi, oltre spazi sociali polivalenti.

Un’attenta analisi progettuale è stata inoltre dedicata a promuovere il recupero conservativo dell’involucro edilizio originale attuato principalmente su intonaci, pavimentazioni e tinteggiature unito alla riorganizzazione dei fronti interni dove, l’apertura di archi tamponati e la definizione di nuove vetrine, ha regalato una nuova immagine alle corti.

L’intero progetto mira ad elevare la sostenibilità, l’attrattività dell’edificio e la flessibilità degli usi in modo da renderlo una risorsa per l’intera collettività.

Progetto architettonico:

Progetto architettonico:

Alessandro Bucci Architetti

Alessandro Bucci Architetti

Progetto strutturale:

Progetto strutturale:

Marco Peroni Ingegneria

Marco Peroni Ingegneria

Progetto impiantistico:

Progetto impiantistico:

Studio Energia

Studio Energia

(Altri progetti)